
Dal 5 al 8 novembre si svolge a Pescara l’edizione 2026 del Fla, il Festival delle letterature ed altre cose. Artisti per il Matta rinnova la sua collaborazione con il festival, ospitando alcuni eventi allo Spazio Matta. Ecco il programma:
Dalle 17:30 in poi letteratura, cinema, testimonianze, musica, reading per la Palestina.
Il ricavato sarà devoluto a Gazzella Ovd, che a Gaza sostiene 8 scuole/tenda, due pozzi d’acqua, una autocisterna d’acqua, e beni di primissima necessità.

con Leila Kechoud e Stefania Pezzopane
La nuova direttrice dell’edizione italiana dello HuffPost, Annalisa Cuzzocrea, al FLA2026 con una biografia/romanzo dedicata alla vita di Miriam Mafai.

Chi è Tatiana?” Chi non ricorda questa domanda insistente, ripetuta con un’intonazione unica e travolgente da Gabriele Cirilli a Zelig?

A volte, dalle macerie non nascono soltanto nuove case. Nascono nuove storie, nuovi amori, nuove vite. Giada Messetti ci regala un libro molto “potente”: racconta una tragedia, ma soprattutto ciò che nasce dopo una tragedia. È una storia di memoria, radici, solidarietà e rinascita.

Matteo Nucci, finalista al Premio Strega 2026, al FLA2026 con una lectio dedicata a Platone.

Lino Musella, David di Donatello per il miglior attore non protagonista per “Nonostante” al FLA2026 in un reading su resistenza e cura.

Stefano Redaelli, professore dei letteratura italiana a Varsavia, insieme a Remo Rapino, Premio Campiello 2020 e candidato al Premio Strega al FLA2026La vita smargina. Spinge su un bordo. Resisti quanto puoi. E un giorno capita che ti ritrovi in strada, in stazione, in un servizio psichiatrico, in una casa di riposo, nella tua stanza, a guardare oltre i vetri, a sognare di chiudere gli occhi e non riaprirli più. Sembra una cosa triste, detta così. Ma bisogna cambiare prospettiva. Da quel bordo, a volte, si apre una visione nuova. Come se si potesse finalmente vederla, la vita, dal di fuori, per quello che vale davvero, per quello che finge di valere. Non si deve aver paura di lambirlo, anche solo per un momento, il bordo. E lanciare un’occhiata: da quell’altrove al qui, dove eravamo fino a un attimo prima. Queste storie lo fanno. Lo fanno i loro protagonisti: smarginati. Con una grazia invisibile, mai disperata. Sono storie sacre.